26/01/08

Attento a ciò che desideri (perché potresti ottenerlo)

Noto con dispiacere che tutti coloro che hanno inseguito i loro sogni, si sono ritrovati prigionieri in essi.

Che sia una vita migliore, una carriera di successo, una casa più grande e confortevole o un auto di lusso, poco cambia, alla fine tutto quello che pensi possa aiutarti o renderti la vita più semplice in verità te la complica. Sembra un paradosso.

Pensavo di scamparla pure io, nascosto nella mia maschera di perbuonismo ero sicuro di essere immune , invece ci sono cascato come un allocco.

Nella vita si tende a pianificare tutto, dandosi delle scadenze come se volessimo scrivere il nostro futuro o meglio lo volessimo controllare per sapere in anticipo cosa ci potrà succedere perché abbiamo tutti paura di quello che non conosciamo.

Osserviamo, desideriamo e cominciamo a lavorare per soddisfare il nostro desiderio, ma non basta, vogliamo di più perché possiamo. Così desideriamo ancora e ancora cominciamo a lavorarci a costo di perdere di vista ciò che ci circonda, le cose importanti della vita.

Pensiamo infatti che il benessere possa arrivare da una qualità di vita migliore che deriva da una serie di “accessori” materiali che semplificano o aiutano la nostra quotidianità e ignoriamo invece che il benessere è qualcosa di molto più cerebrale.

Un bel giorno, quando ormai hai esaurito ogni stimolo e arrivi a capire che non riuscirai mai a goderti la vita finche continui a cercare il benessere nelle cose materiali, capisci di aver sbagliato tutto e ritorni nei tuoi passi.

Cominci ad avere un approccio diverso e riassapori le piccole gioie della vita che ti accompagnano quotidianamente.

Sfrutti ogni singolo momento con la tua famiglia o con chi ti sta vicino ti godi le giornate in maniera intensa e fino in fondo.

Vivi la vita alla giornata come se ogni attimo fosse un regalo prezioso che ti è stato fatto ,in un susseguirsi di emozioni via via diverse ma tutte uniche che ti stampano il sorriso in bocca e che ti tolgono le rughe dalla fronte abitualmente corrucciata.

Ti togli le catene e ti senti libero, di vivere come vuoi tu , senza dettami mass mediatici ne condizionamenti e senza sapere che cosa accadrà domani perché la vita è un dono prezioso e va vissuta non programmata.

01/01/08

Thyssenkrupp

Buon anno a tutti!

Stamattina ho appreso la notizia che la città di Torino ha “festeggiato” un capodanno in silenzio e senza particolari spettacolari, in memoria dei sei operai morti nel rogo della Thyssen, fatto ormai noto nelle cronache dell’appena concluso 2007. La cosa mi ha stupito in parte e mi ha fatto gonfiare il cuore dall’altra. E’ stato bello vedere tutta la città solidale con i propri concittadini.

Dispiace per la tragedia delle acciaierie torinesi, penso soprattutto ai famigliari immaginando gli ultimi momenti che possono aver passato assieme ,prima che si consumasse il dramma.

Ogni mattina mi alzo dal letto e mi preparo, sono il primo perché comincio presto, così capita spesso di partire che tutti in casa ancora dormono, è un momento particolare.

Mi vesto con le luci spente , con fare furtivo, per non disturbare mia moglie e mio figlio, non voglio interrompere i loro sogni. Prima di andarmene gli do un ultima occhiata, è una gioia vederli riposare, mi fisso quell’immagine eppoi parto per il tragitto col furgone.

La mia azienda ha investito parecchio in sicurezza, mi ha insegnato a riconoscere il pericolo, ma nonostante tutto non basta.

Ho avuto un paio di episodi dove ho rischiato parecchio, sono state esperienze drammatiche. Scampato il pericolo,la prima cosa che facevo, era ringraziare Dio, dopo chiamavo a casa dicendo a mia moglie che gli volevo bene.

Alla sera, mettendo piede dentro casa, so di avere svolto bene il mio lavoro, perché ho tenuto fede alla mia prima regola, ovvero , ritornare a casa la sera.

Anche loro, gli operai deceduti, molto probabilmente , compivano i loro rituali mattutini più o meno come faccio io adesso. Anche loro sicuramente si sentivano appagati nel tornare a casa la sera. Tutta l’Italia è rimasta solidale con le famiglie delle vittime, molto probabilmente perché si trattava di persone come noi, gente semplice che tira avanti per arrivare a fine mese con decoro.

Dispiace invece, vedere l’indifferenza di alcuni rappresentanti delle nostre istituzioni in special modo del nostro Presidente della Repubblica.

Carlo Azeglio Ciampi ,accoglieva il ritorno in patria dei feretri ,dei soldati morti in Iraq, raggiungendo la salma con camminata sostenuta e imponendo le mani sulla bara per un istante. Cerimonia solenne a mio avviso, che toccava al cuore.

Il nostro attuale Presidente Giorgio Napolitano invece, preferisce andarsene alla Scala di Milano per assistere alla “prima”, invece di fare visita alle vittime del rogo della Thyssen. Non c’è dubbio, c’è una netta differenza sul come sono state trattate le due cose, eppure dove sta la differenza tra un soldato che non difende la propria patria, da un popolo che non è nemmeno ostile ed un operaio morto in una fabbrica, che rappresenta una risorsa per il paese?

Cinicamente parlando è semplice, mentre il soldato, per le nostre tasche, è un costo, per nostri rappresentanti istituzionali risulta essere invece una risorsa per i giochetti di potere.

Al contrario l’operaio viene sfruttato con turni di lavoro prolungati, salari miseri ,contratti già scaduti che si rinnovano a fatica e deve tirare avanti una carretta sempre più pesante che risponde al nome di “Azienda Italia”.

Ma quello che la nostra classe politica dimentica , o meglio prova a far dimenticare , è che parte del loro stipendio e di altre persone che lavorano per lo stato, parte dei servizi che l’Italia gode oggi, parte delle strutture pubbliche, viene e vengono pagati o pagate anche con i contributi di chi, come gli operai deceduti alla Thyssen,lasciano allo stato ogni mese sotto forma di trattenute dallo stipendio.

Buon Anno Signor Presidente.